Matrici iconografiche nella figiura di Keith Haring: il rapporto con il passato Claudia Gallinaro IE Haring e il tribale Nella figura di Keith Haring confluiscono una serie di matrici iconografiche, costituenti le sue “fonti di ispirazione”, che vanno a collocarsi nelle epoche più disparate. Egli fu, infatti, un grande ammiratore del passato in tutte le sue forme. Figlio del graffitismo, Haring trovò ispirazione soprattutto nell’arte del Paleolitico caratterizzata dall’assenza della prospettiva e dall’estrema semplificazione delle forme.  In alcune sue opere le somiglianze sono talmente evidenti che è impossibile, guardando ad esempio una delle sue raffigurazioni di cani, non pensare alle Grotte di Lascaux, a quelle di Altamira o ancora a quelle di Chavuet. I colori (bordeaux e nero), il bordo nero molto marcato e le figure praticamente prive di prospettiva non possono che far pensare alle pitture rupestri. Tuttavia la figura del cane non è statica, anzi, sprigiona una forte energia e un senso di movimento attraverso la bocca spalancata in un latrato. Così i tori di Altamira, di Chauvet e di Lascaux, attraverso le zampe leggermente aperte e il capo reclinato in avanti, danno l’impressione di avanzare. Così per Haring le gallerie e le banchine di Manhattan divengono la nuova Lascaux.                              ?Rappresentazione di un cane, Haring                                          ?Grotte di Altamira                                                                                                                  ?Grotte di Chauvet                                                                               ?Grotte di Lascaux Haring e il neoumanesimo Con Haring si può parlare anche di “neoumanesimo” poiché la sua è un’arte che ha come centro l’uomo e la sua figura che  costituisce il primo pittogramma del Paleolitico..                        ?Veneri dei Balzi Rossi, Grotte della Liguria                    ?Untitled, Haring  Haring e Paul KleeHaring ebbe modo di leggere numerose biografie di artisti vissuti prima di lui; prima fra tutti quella di un artista morto una ventina di anni prima della sua nascita: Paul Klee. Klee fu un esponente dell’astrattismo che rendeva la realtà con semplici linee o campiture di colore. Da Klee, Keith Haring trasse il concetto di forza delle linee e dei segni che tracciano una forma e creano un ritmo, rifacendosi all’arte primitiva.               ?Insula dulcamera, Paul Klee                                                        ?Palloncino rosso, Paul Klee, 1922Haring e i primi astrattisti Haring si dichiarò sempre molto interessato a come tutti i primi artisti astrattisti (come Braque, Picasso, Brancusi) si ispirassero direttamente alle prime forme d’arte provenienti dall’Africa. Affermava infatti che essi trasformassero gli aspetti più “primitivi” di essa direttamente nella loro idea di arte “occidentalistica”; egli al contrario non cercava di imitare o creare qualcosa di simile ma piuttosto di incorporare il concetto di “primitivismo” dell’arte africana nei suoi disegni. Ecco ciò che distingue Haring dai suoi “predecessori”.                                                                                                                          ?Raffigurazione della donna (rispettivamente) di Picasso e di Braque                                                                                                                                                           ?Raffigurazione della donna di Keith Haring Haring e A.R. Penck Tuttavia Haring non fu l’unico a reinterpretare il concetto di tribale in questo modo. Il tedesco A.R. Penck costituisce infatti un precedente diretto e particolarmente affine. Caratteristiche delle opere di Penck sono il tratto spesso e una sinteticità primitivista che si rifà ai graffiti tribali e preistorici. Nonostante ciò Haring si distingue ancora una volta per il suo stile americano e completamente postmoderno, influenzato dal pop e dal fumetto, che riconduce ogni forma di tribalità ad una dimensione metropolitana, mentre Penck rimane legato all’espressionismo. Le affinità, come si può evincere dalle immagini qui sotto, (rispettivamente di Penck e Haring) sono notevoli.          Haring e l’arte romana Haring fu un grande ammiratore anche dell’arte di epoca romana, come testimonia ad esempio il calco della Colonna Traiana, monumento che reinterpretò a murales in cui le figure della Colonna prendono non solo nuove forme, ma anche nuovi significati adattati alla società moderna. Altra testimonianza è costituita dalla riproduzione della Lupa Capitolina che allatta Romolo e Remo. Vediamo come anche in questo dipinto non mancano richiami alle pitture rupestri del Paleolitico.                                       ?Calco della Colonna Traiana                                                               ?Calco della Colonna Traiana    ?Riproduzione a dipinto della Lupa Capitolina

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